Kinstugi – Torino

Splendidi oggetti artigianali in ceramica, restaurati a mano

Kintsugi: antica arte giapponese del restauro

MariaChiara e Rosangela sono due esperte restauratrici, che con maestria restaurano e riparano ceramica. Non si sono tirate indietro quando ho loro chiesto di cimentarsi nella tecnica del Kintsugi, che  è il nome di un’antica arte giapponese usata per riparare oggetti in ceramica.

Rompendosi, la ceramica prende nuova vita attraverso le linee di frattura all’oggetto, che diventa ancora più pregiato. Grazie alle sue cicatrici. L’arte di abbracciare il danno, di non vergognarsi delle ferite, è la delicata lezione simbolica suggerita dall’antica arte giapponese del kintsugi.

Quando una ciotola, una teiera o un vaso prezioso cadono frantumandosi in mille cocci, noi li buttiamo con rabbia e dispiacere. Eppure c’è un’alternativa, una pratica giapponese che fa l’esatto opposto: evidenzia le fratture, le impreziosisce e aggiunge valore all’oggetto rotto. Kintsugi, letteralmente oro (“kin”) e riunire, riparare, ricongiunzione (“tsugi”).

La tecnica kintsugi consiste nel saldare insieme i frammenti dell’oggetto usando una mistura di lacca e oro in polvere o, più raramente, argento….Noi adoperiamo pigmenti di imitazione metallica, in modo da rendere il procedimento più conveniente dal punto di vista economico, senza compromettere il risultato finale.

Ogni pezzo riparato diviene unico e irripetibile, per via della casualità con cui la ceramica si frantuma e delle irregolari, ramificate decorazioni che si formano e che vengono esaltate dal metallo.

La filosofia dietro la tecnica è non nascondere la storia dell’oggetto, ma enfatizzarla tramite la riparazione. Il procedimento di solito dà luogo a un oggetto che è più bello dell’originale.

La leggenda vuole che la tecnica kintsugi sia stata inventata intorno al XV secolo, quando Ashikaga Yoshimasa, ottavo shogun dello shogunato Ashikaga, dopo aver rotto la propria tazza di tè preferita la inviò in Cina per farla riparare. Purtroppo le riparazioni all’epoca avvenivano con legature metalliche poco estetiche e poco funzionali. La tazza sembrava perduta, ma il suo proprietario decise di ritentare la riparazione affidandola ad alcuni artigiani giapponesi, i quali sorpresi dalla tenacia dello shogun nel riavere la sua amata tazza, decisero di provare a trasformarla in gioiello riempiendo le crepe con resina laccata e polvere d’oro.

 

Il kintsugi suggerisce paralleli suggestivi

Non si deve buttare ciò che si rompe.

La rottura di un oggetto non ne rappresenta più la fine. Le sue fratture diventano trame preziose. Si deve tentare di recuperare, e nel farlo ci si guadagna.

È l’essenza della resilienza. Nella vita di ognuno di noi, forse, si deve cercare il modo di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di crescere attraverso le proprie esperienze dolorose, di valorizzarle, esibirle e convincersi che sono proprio queste che rendono ogni persona unica, preziosa.

Kintsugi: oggetti artigianali
Kintsugi a Torino
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